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E' importante rivolgersi ad un esperto?
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A mio avviso sì. E per svariate ragioni. Conosco molte persone che applicano una Zona fai-da-te. Nel chiacchierare con loro e rispondendo giornalmente alle tante domande che sollevano (anche per e-mail), quasi invariabilmente individuo tutta una serie di errori – talora grossolani – commessi in assoluta buona fede. Il fatto è che la mancanza alle spalle d’una formazione medica di base non consente, spesso, di cogliere nella maniera più corretta alcuni degli aspetti chiave, inevitabilmente tecnici, del metodo. C’è poi da dire che chi ha problemi di salute (e sono in molti) necessita di una personalizzazione assai accurata della dieta, soprattutto se si stanno assumendo farmaci. Abbiamo già raccomandato, in termini categorici, di mettere al corrente il proprio medico dell’intenzione di cambiare schema alimentare, ma non è detto che costui s’intenda di Zona. In questi casi, a mio parere, una collaborazione stretta tra curante ed esperto di Zona è indispensabile (e il mio augurio è che i due ruoli finiscano presto per coincidere su vasta scala): per poter agire in sinergia bisogna (infatti) parlare la stessa lingua. Una categoria di individui che va trattata secondo criteri specifici sono poi gli atleti, soprattutto se di alto livello. Altro motivo: anche se ci si dimostra capaci di apprendere alla perfezione il messaggio di Sears nei suoi testi tradotti in italiano e d’interpretarlo nella forma più corretta, una buona metà dei libri di Sears non è ancora disponibile nella nostra lingua. E l’accesso alle informazioni in essi contenute non è alla portata di tutti (così come i continui aggiornamenti reperibili sul bellissimo sito americano di Sears, per non parlare dei suoi corsi, che con regolarità si svolgono negli Stati Uniti). La Zona è una scienza in continua evoluzione e gli sviluppi più recenti promettono risultati entusiasmanti: ma prima che queste informazioni vengano diffuse in inglese passeranno mesi (il prossimo libro firmato da Sears è previsto per l’autunno del 2002) e per poterne disporre in versione italiana, verosimilmente, anni. Restare, allora, in contatto diretto con chi conduce queste ricerche rappresenta l’unico sistema per rimanere aggiornati in tempo reale. Ma, secondo me, il motivo più importante è che... nessuno di noi è uguale all’altro. L’approccio iniziale alla Zona, a meno che non siano presenti particolari patologie, è standard: si ricavano alcune misure dal soggetto, si calcolano i blocchi e si cerca di personalizzare il tutto sulla base delle informazioni raccolte alla prima visita. In realtà, il momento cruciale giunge dopo. Perché ciascuno risponde a modo proprio alla Zona, e il saper interpretare le risposte di ognuno sin dai primi giorni costituisce la fase più delicata della consulenza. La personalizzazione fine, che è possibile attuare solo seguendo la persona per un certo periodo di tempo (variabile di caso in caso), non segue i criteri – necessariamente standardizzati – esposti nei libri. Se – come in queste pagine si è detto e ridetto – il cibo è un farmaco, allora ritengo che sia meglio rivolgersi a chi di farmaci (= cibi) se ne intende. Senza voler nulla togliere al “metodo a occhio” e al fai-da- te (sicuramente sempre meglio che niente, sia ben chiaro), son convinto che per ottenere i risultati migliori occorra inseguire la maggior accuratezza possibile.
Redattore: Paolo Perucci
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