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LA STORIA DEGLI OMEGA 3 NELLEVOLUZIONE UMANA
CAPITOLO
1
150.000 anni fa: molluschi e rischio di estinzione
Lessere
umano appartiene ad un ordine i primati
che ha dimostrato di non avere caratteristiche particolarmente
brillanti in termini evoluzionistici.
Il 97% delle specie appartenenti a questordine
( che comprende le scimmie, le scimmie antropomorfe
e gli uomini) si erano già estinte quando i nostri
antenati cominciarono a camminare eretti.
Pur avendo un codice genetico che differisce soltanto
per circa il 2% da quello di questi animali, cosa ha
reso possibile il particolare tipo di sviluppo che consente
all homo sapiens sapiens di dominare il pianeta
mentre le altre specie del suo stesso ordine sono praticamente
tutte estinte?
La sede del pensiero razionale, che consente di raccogliere
ed elaborare le informazioni raccolte dai sensi e convertirle
in una strategia atta a modificare lambiente o
ad adattarsi ad esso per sopravvivere, è la corteccia
frontale.
Pur condividendo con gli altri primati questa struttura
anatomica, lo sviluppo volumetrico della stessa è
completamente diverso nelluomo.
Per circa 3 milioni di anni i nostri progenitori non
avevano sviluppato in modo particolare questa struttura
ed il loro comportamento non differiva in modo significativo
da quello degli altri primati, tanto che 150.000 anni
fa eravamo anche noi sullorlo dellestinzione.
A causa di un progressivo raffreddarsi del pianeta,
la vita nella savana africana - dove i nostri progenitori
risiedevano cominciò a diventare estremamente
difficile.
Una parte di essi si spostò in Europa evolvendo
nelluomo di Neandertal, che fu in grado di adattarsi
fisicamente al freddo, ma non di sviluppare la corteccia
frontale.
Per i restanti la situazione si faceva sempre più
critica.
Lo scarseggiare delle fonti alimentari aveva decimato
la specie, e - se non fosse intervenuto qualche nuovo
fattore - probabilmente ci saremmo estinti nellarco
di tre generazioni.
Ormai sullorlo della disperazione, gli esemplari
restati in Africa ( si calcola che non fossero più
di 10.000) migrarono verso est fino a giungere in una
zona ricca di laghi dove, per sopravvivere, impararono
a cibarsi dei molluschi contenuti nelle conchiglie che
reperivano sulle rive dei laghi stessi.
Questi molluschi costituivano certamente un ripiego
rispetto alla selvaggina cui erano abituati, ma avevano
una peculiarità che avrebbe cambiato per sempre
levoluzione della specie: contenevano in notevole
quantità una particolare tipo di grassi prodotti
dalle alghe, gli acidi grassi polinsaturi a catena lunga
Omega 3.
In particolare il DHA o acido docosaesaenoico.
Si ritiene che lelevata presenza di DHA nel nuovo
alimento, un vero cibo per il cervello,
abbia consentito - in un tempo estremamente breve i
termini evoluzionisti - un notevolissimo sviluppo della
corteccia frontale, con conseguente incremento delle
capacità di dominare lambiente e, in ultima
analisi, di sopravvivere.
Nel breve volgere di 50.000 anni, grazie
allo sviluppo notevole della corteccia frontale reso
possibile dallapporto di DHA - che non era disponibile
nelle zone povere di acqua della savana in cui aveva
vissuto nei 3 milioni di anni precedenti - una specie
indicibilmente più efficiente di quella che stava
per soccombere fu in grado di muovere dallAfrica
alla conquista del resto del mondo.
Come vedremo meglio in seguito, il DHA è un acido
grasso polinsaturo a catena lunga presente in grande
quantità nel cervello delluomo.
Il nostro cervello, eliminata tutta lacqua, è
composto per il 60% da grassi, buona parte dei quali
sono costituiti da DHA.
CAPITOLO
2
40.000 anni fa: la pesca e lo sviluppo dell’uomo
moderno.
Il capitolo più recente
in termini evoluzionisti è la comparsa dell’uomo
di Cro-Magnon , circa 40.000 anni fa.
A parte il fatto che era più alto, più
muscoloso e forse anche più intelligente, qualora
opportunamente vestito, sarebbe probabilmente irriconoscibile
in una qualunque città del nostro tempo.
A partire dal quell’epoca iniziò a verificarsi
una vera esplosione di tutte quelle attività
e forme di pensiero che riteniamo contraddistinguano
ciò che chiamiamo civilizzazione: arte, religione,
comportamenti sociali, ecc.
Secondo molti studi sembra che questo ulteriore fondamentale
passo in avanti sia coinciso con l’apprendimento
di una ulteriore tecnica di approvvigionamento del cibo: la
pesca.
Se i molluschi racchiusi nelle conchiglie contenevano
sicuramente molto più DHA rispetto alla selvaggina
della savana, il pesce – ultimo anello della catena
alimentare che comincia con le alghe – era (ed
è) il cibo che risulta in assoluto più
ricco di questo particolare grasso polinsaturo.
La nostra esistenza come specie dominante del pianeta,
quindi, sarebbe legata molto più ad una buona
dose di fortuna che a qualche caratteristica genetica
vincente, e dobbiamo all’intraprendenza di qualche
progenitore che, sull’orlo della disperazione
per lo scarseggiare del cibo abituale, avrebbe utilizzato
qualche rudimentale strumento per rompere le conchiglie
raccolte sulle rive di qualche lago africano, se adesso
non facciamo parte delle specie di primati estinte.
Se bastasse cibarsi di alimenti contenenti DHA per primeggiare
nella scala evoluzionistica, probabilmente le balene
dominerebbero il mondo.
Ovviamente altre caratteristiche hanno contribuito in
modo sostanziale allo sviluppo dell’uomo moderno:
se non avessimo imparato a camminare, liberando le braccia
per l’uso degli utensili, per esempio, è
altamente improbabile che le conchiglie avrebbero potuto
costituire una fonte – magari inusuale –
di cibo;
così come se non fossimo stati dotati di corteccia
frontale (ne sono privi tutti gli altri mammiferi esclusi
i primati) l’apporto di DHA non avrebbe sortito
alcun effetto in termini evoluzionistici.
Dal punto di vista nutrizionale, comunque, la crescita
di volume del cervello richiedeva una adeguato apporto
del suo nutriente fondamentale: il glucosio.
Gli studi effettuati sull’uomo del Paleo-neolitico
hanno evidenziato che l’alimentazione derivava
per il 65% da fonti animali e per il restante 35% da
frutta e verdura.
I cereali era del tutto assenti.
Più in dettaglio,
è stato calcolato che - in termini calorici -
le percentuali fossero:
40% derivanti dai carboidrati
30% dalle proteine
30% dai grassi.
Fino a circa 10.000 anni fa l’uomo era alto mediamente
1,78 cm. (la donna 1,68 cm.), aveva un fisico da decatleta,
dentatura in ordine ed ossatura particolarmente robusta.
CAPITOLO
3
10.000 anni fa circa: l’agricoltura
rompe un equilibrio.
Si calcola che circa 10.000 anni fa l’uomo
abbia cominciato ad apprendere le tecniche di coltivazione,
rendendo in questo modo molto meno pericoloso ed aleatorio
l’approvvigionamento del cibo.
Questo nuovo strumento ha sicuramente contribuito in
modo significativo alla formazione di agglomerati più
numerosi, meno mobili e meno soggetti ai rischi insiti
nella caccia, ma ha modificato in modo rilevante le
proporzioni tra i macronutrienti cui il nostro codice
genetico ci aveva predisposti nel corso di centinaia
di migliaia di anni di evoluzione.
I carboidrati derivanti dalle coltivazioni hanno cominciato
a costituire una porzione sempre più abbondante
della dieta quotidiana, con concomitante riduzione dell’apporto
proteico: il tutto in un periodo di tempo eccezionalmente
breve in termini evoluzionistici.
Oltretutto i “nuovi”
carboidrati (tipo i farinacei) avevano (ed
hanno tuttora) un contenuto in carboidrati per grammo
molte volte superiore alla frutta ed alla verdura che
costituivano da centinaia di migliaia di anni la fonte
di glucosio dei nostri progenitori: bacche, radici,
germogli e frutti di bosco. Contemporaneamente presentano
una minore ricchezza in fibre, vitamine, antiossidanti
e sali minerali. Le conseguenze non tardarono a manifestarsi.
Di estremo interesse, sotto questo profilo,
i papiri egizi, che descrivono in modo magistrale la
sintomatologia di un attacco cardiaco; così come
lo studio delle mummie ha evidenziato una diffusa presenza
di soggetti obesi. L’altezza
media si è rapidamente abbassata a causa del
ridotto apporto proteico.
Gli studiosi del settore sono in grado di riconoscere
a prima vista lo scheletro di un cacciatore da quello
di un coltivatore.
L’eccesso di carboidrati e la maggiore regolarità
nell’assunzione di cibo hanno fatto si che uno
strumento di sopravvivenza indispensabile come l’insulina
(ormone che accumula scorte per i momenti critici) diventasse
per l’umanità – in quanto secreto
in eccesso – un vero e proprio incubo ormonale.
E la situazione è andata peggiorando fino ai
giorni nostri.
CAPITOLO
4
Gli ultimi cento anni e la situazione
attuale.
Dai primi anni del ‘900 ad oggi
si sono verificati, in ambito alimentare, altri tre
cambiamenti di cruciale rilevanza:
1. è aumentato ulteriormente il consumo di carboidrati,
soprattutto ad alta densità;
2. è drasticamente diminuito il consumo di omega
3 mentre è notevolmente aumentato quello di omega
6;
3. è aumentato il consumo totale in termini calorici
(almeno – e questo vale anche per gli altri due
punti – nelle società cosiddette avanzate).
1. Nel corso del secolo
passato, anche grazie al nascere ed allo svilupparsi
dell’industria alimentare, il consumo di carboidrati,
soprattutto ad alta densità, è aumentato
in maniera vertiginosa.
Il basso costo, la facile reperibilità e il progressivo
miglioramento delle condizioni economiche della popolazione
(mi riferisco – lo ripeto – al mondo ricco)
hanno contribuito in maniera significativa.
E’ stato calcolato che negli Stati Uniti il consumo
pro capite di carboidrati - intesi come carboidrati
effettivamente assorbibili - (comprendendo cereali,
farinacei, verdura, frutta, ecc.) sia aumentato di 75
volte in un secolo!
In soli cento anni, meno di un battito di ciglia in
termini evoluzionistici, un equilibrio già sbilanciato
dall’avvento dell’agricoltura, ha subito
un attacco che non poteva non lasciare il segno.
Gli esperti di genetica valutano che il nostro DNA si
sia modificato dello 0,002% negli ultimi
100.000 anni.
E’ facile aspettarsi che un cambiamento così
drastico nella quantità e nella qualità
(densità) dei carboidrati ingeriti trovasse il
nostro organismo impreparato a farvi fronte in modo
efficace, senza subire ulteriori pesanti conseguenze.
Cominciamo fin d’ora a familiarizzare con un concetto
fondamentale di cui si tiene poco conto in medicina:
a - il cibo è un potentissimo
stimolatore ormonale.
b - I carboidrati stimolano l’insulina.
c - L’eccesso di calorie stimola l’insulina.
I cambiamenti cominciati con l’avvento
dell’agricoltura hanno comportato un crescente
aumento delle problematiche connesse con l’iperinsulinismo.
L’insulina condiziona in modo determinante una
famiglia di ormoni poco conosciuti ma eccezionalmente
potenti: gli eicosanoidi (un esempio sono le prostaglandine)
che controllano e determinano il funzionamento –
come vedremo meglio in seguito – di ogni singola
cellula del nostro corpo.
Dall’equilibrio fra gli eicosanoidi
dipende, in ultima analisi, il funzionamento del nostro
complesso sistema psico-fisico.
Potremmo definire fin d’ora la
malattia come uno stato acuto o, più spesso,
cronico di disequilibrio tra gli eicosanoidi.
Il concetto verrà approfondito in seguito.
2. Il consumo degli
acidi grassi polinsaturi omega 3 contenuti nei pesci
si è ridotto dell’80% negli ultimi 50 anni.
Il consumo di pesce, fatte salve alcune popolazioni
particolari (come gli eschimesi sui quali torneremo)
si è progressivamente ridotto.
E’ venuto meno il fondamentale apporto costituito
dal famigerato olio di fegato di merluzzo che le nostre
nonne, con crudeltà soltanto apparente, imponevano
ai nostri genitori.
Contemporaneamente è
cresciuto in modo notevole il consumo degli omega 6,
contenuti nelle carni rosse e negli oli di semi.
Per capire in che modo queste variazioni
abbiano influenzato in maniera così importante
l’attuale stato di salute della popolazione è
necessario affrontare, almeno a grandi linee, il capitolo
degli eicosanoidi (vedi più avanti).
3. Anche l’aumento
del consumo totale di calorie giornaliero costituisce
un problema a livello di salute, e non solo in termini
di sovrappeso.
Innanzitutto l’eccesso
di calorie (da qualsiasi fonte provengano) aumenta la
secrezione dell’insulina.
L’eccesso di insulina comporta
un ulteriore squilibrio tra gli eicosanoidi, già
in crisi per lo sbilanciamento negli apporti di Omega
6 ed Omega 3. Un altro
svantaggio è l’incrementata produzione
di radicali liberi conseguente al processo digestivo
maggiormente impegnativo.
Alcuni dei dati fin qui esposti possono non risultate
di immediata comprensione in quanto mancano ancora degli
elementi che verranno sviluppati nelle lezioni successive.
Come risulterà più chiaro da una seconda
lettura del corso nel suo insieme, averli anticipati
a questo punto serve a dare organicità al capitolo.
Come abbiamo visto, nel corso dei
millenni, la rilevanza dell’alimentazione si è
rivelata molto più grande di quanto si sia normalmente
portati a credere, non solo sulla nostra salute, ma
sul fatto stesso che l’uomo sia diventato quello
che è attualmente.
Come approfondiremo –
ripetendolo fino alla nausea - nelle successive lezioni,
il cibo è il farmaco più
potente che si conosca, e se vogliamo
sopravvivere come specie e desideriamo poter esprime
per tutto il corso di una lunga vita il meglio delle
nostre potenzialità genetiche, dobbiamo imparare
a conoscerlo ed a trattarlo con grande rispetto.
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