Tan in inglese significa abbronzatura.
Moltissimi esseri viventi hanno bisogno assoluto di esposizione solare, e l’uomo è indubbiamente tra questi.
Tra le svariate sostanze utili (almeno 10) che l’irraggiamento solare è in grado di attivare ce n’è una che risulta assolutamente indispensabile all’essere umano: la Vitamina D .
Questa sostanza si comporta in realtà più come un ormone che come una vitamina, e non esiste una fonte alimentare che ci consenta di assumerla.
Come specie ci siamo evoluti nell’Africa equatoriale e, a quelle latitudini, ci era sicuramente garantita un’esposizione solare più che sufficiente per poter usufruire di tutti i benefici che ne derivano.
In Europa, invece, l’irraggiamento utile ai fini dell’attivazione della Vitamina D è disponibile solo alcuni mesi l’anno (anche nel nostro paese!), solo dalle ore 10 alle 15 e a condizione che non si utilizzino protezioni solari .
Poiché da almeno 40 anni il fatto di non usare protezione viene considerato una follia pericolosa, la conseguenza è una pandemica carenza nella popolazione di questa importantissima vitamina.
Gli studi sulle ripercussioni di questa situazione di deficit cronico, soprattutto negli ultimi 10 anni, hanno evidenziato una serie di dati che sembrano essere sfuggiti ai più.
E’ stato infatti dimostrato che livelli adeguati nel sangue del precursore della forma attiva della vitamina (il 25 (OH) D) è in grado di garantire non solo la già da tempo ben nota salute ossea, ma anche tutta una serie di vantaggi altrettanto rilevanti per una salute ottimale.
Elenco i più notevoli in termini di prevenzione di:
L’elenco sarebbe lungo ma penso di aver reso l’idea.
Che fare quindi per ovviare alla carenza?
Il comportamento più logico e naturale è quello di esporsi al sole nelle ore (dalle 10 alle 15) e nei mesi utili tutte le volte che è possibile, senza protezione e senza scottarsi.
Quindi con gradualità (Slow), un po’ per volta.
Ecco un ennesimo esempio di come il nostro organismo, se gli si lascia il tempo necessario, dispone degli strumenti per adattarsi alle condizioni che riconosce.
In Africa avevamo la pelle scura, in Italia lo diventa gradualmente, fino a consentirci un’esposizione più prolungata e senza danni.
A questa rapida introduzione seguirà, nel tempo, una approfondita trattazione relativamente alla gestione oculata di adeguati livelli di Vitamina D sia consentendo alla pelle il contatto diretto con i raggi sia, quando serve, integrando.